Giulio Romano, l’illusionista

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Sala di Amore e Psiche

Avviciniamoci in punta di piedi verso Palazzo Te a Mantova. Di esso svelerò dettagli poco noti.

Per esempio l’etimo: esso si deve alla località nella quale sorse la magione.
Costruito nell’arco di un decennio (1525 – 1535), come sa anche mio nipote di 5 mesi, fu commissionato da Federico II, ma decorato da Giulio Pippi de’ Jannuzzi o Giannuzzi, meglio noto come Giulio Romano che solo la morte impedì nel 1546 di divenire primo architetto della fabbrica di San Pietro..
Nel post precedente ho lasciato una eloquente immagine della Sala dei Giganti che l’artista decorò. La sua connotazione che, credo, lo renda un “unicum” risiede nella copertura completa ed ininterrotta di tutte le superfici disponibili.

La Gigantomachia che vi si vede raffigurata ricalca il lessico figurativo come narrato da Ovidio.

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Giulio Romano ha uno scopo preciso: celare gli stacchi tra i piani orizzontale e verticale; inoltre è volto a smussare gli angoli tra le pareti e tra queste e la volta, creando un pavimento ( ahimè oggi perduto, ndr) che era costituito da un mosaico di ciottoli di fiume.

Uno straordinario artificio unitario e illusionistico con il quale Giulio Romano vuole catapultare lo spettatore nel vivo dell’evento in atto.

L’intenzione? Produrre in lui stupore e sensazione di straniamento, of course.

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