Le Mulieres Salernitanae

Pietro mi fa sponda per un tema  a me caro: la Scuola Medica salernitana , l’unica che permetteva alle donne di esercitare una professione votata solo agli uomini.03

Alcuni nomi: Abella di Castellomata detta Abella Salernitana, Rebecca Guarna e, at last but not the least la grande Trotula, così grande dottoressa che si è avanzata l’ipotesi che non sia mai esistita. 

Sapiente matrona, scienziata, scrittrice e insegnante di medicina, di chirurgia e di ostetricia, lei è leggendaria.

Federica mia concittadina, nel suo blog, con diversi post ha dedicato alle Mulieres apporti poderosi e utili a capirne la portata.

Traggo quanto segue da un apporto corposo a firma di Elisabetta Bartoli per presentare meglio Trotula, appartenente alla nobile famiglia normanna dei Dè Ruggiero.

La leggenda ci ha consacrato Trotula come una donna bellissima, esperta nell`uso delle erbe e acuta fisiologa, tanto nota che a seguire il suo funerale nel 1097, si racconta, ci sarebbe stato un corteo funebre di oltre tre chilometri.

La sanatrix salernitana, la quasi magistra della Scuola di Salerno, come viene definita in alcuni manoscritti, partecipa al contempo di storia e di leggenda: particolari biografici attestati si mescolano all`aneddotica popolare alimentata dalla stima unanime che per secoli ha accompagnato le opere di medicina tradite sotto il suo nome. Storicamente Trotula si identifica con una nobile della famiglia dei Ruggiero , vissuta intorno al 1050, che fu moglie del celebre medico Plateario e madre degli altrettanto famosi medici Magistri Platearii.

Trotula è identificata con la coltissima matrona ricordata anche nella Storia Ecclesiastica [..] di Oderico Vitale: l`unica in tutta Salerno che, nel 1059, fu in grado di interloquire con il sapiente Rodolfo Malacorona, che aveva studiato medicina in Francia.

27 thoughts on “Le Mulieres Salernitanae

  1. In realtà le donne medico erano ben presenti già nell’antichità greco-romana, e continuarono ad esserci fino a Quattrocento inoltrato, in tutta Europa, non sono affatto un’esclusiva di Salerno. Il punto di rottura fu a cavallo fra il XIII e il XIV secolo, nel momento in cui l’Università, ambiente esclusivamente maschile (e maschilista), per prima quella di Parigi, si arrogò il diritto di essere la sola ed unica depositaria della sapienza, compresa quella medica; e a quel punto le donne ne vennero tagliate fuori.
    Trotula (o meglio Trotta) “de Ruggiero” fu soltanto la più famosa perché alcuni paragrafi della sua “Practica”, ampliati successivamente, costituirono una vera e propria “bibbia di ginecologia” fino a Cinquecento inoltrato.

  2. È erroneo pensare che la medicina e l’arte della guarigione in generale fossero prerogativa unicamente maschile… Come sai sono molto interessata al Medioevo, alle sue arti e al concetto di medicina ma questa storia davvero non la conoscevo. Ti ringrazio!

  3. se non erro la mia concittadina Rita Levi Montalcini fu la prima donna ad essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze, forse fu anche la prima a laurearsi in medicina nel XX° secolo, poi divenne ricercatrice e le fu anche assegnato un Nobel. A dirla tutta fino a qualche decennio addietro l’assistenza sanitaria negli ospedali era affidata alle suore che comunque erano infermiere professionali e pure assistenti di sala operatoria. Credo che comunque il periodo di prevalenza maschile sia dovuto a un fattore economico/culturale, per molti anni le famiglie investivano sui figli maschi nella speranza che le figlie femmine trovassero un “buon partito”, certo adesso il concetto fa rabbrividire ma allora era la norma, una regola sociale.

    • Tads, questa tua testimonianza corrobora una prassi ahimè diffusa, quella che vede noi donne sempre in secondo piano, come se dovessimo dimostrare di essere più brave degli uomini, non so.
      Ci deve essere un inghippo antropologico altrimenti non so spiegarmi questo gap nemmeno chiamando in causa la Chiesa Cattolica e i suoi, spesso, perversi, insegnamenti.
      Grazie dell’attenzione

      • non credo ci siano inghippi antropologici, per millenni abbiamo vissuto in società maschiliste, seppur con qualche eccezione. In Italia, come ti ho già scritto, siamo andati avanti per secoli ad acculturare i figli maschi nella speranza e convinzione che le femmine trovassero mariti in grado di garantire loro una vita decorosa. Sbagliatissimo ma funzionava così, i tempi sono cambiati e oggi le donne, soprattutto in occidente, viaggiano su binari paralleli. Non sono un credente ma nel mio essere ateo spesso rilevo la grande discriminazione dei generi che ancora condiziona la chiesa.

        • Mio marito ha un sua tesi: nacque prima la femmina del maschio e conforta questa tesi con prove scientifiche.
          Il maschio, che ha scritto molti dei testi antichissimi, ha cambiato le carte in tavola.
          Del resto il maschilismo, mi pare acclarato, è frutto del matriarcato Tads..
          O almeno così insegnavano nel corso di Spagnolo nei miei anni verdi.🙂

        • sinceramente non mi pongo problemi sul chi sia nato prima, argomento che porta a filosofeggiare. Nel mondo antico sono esistite società patriarcali e società matriarcali ma anche qui è difficile stabilire l’ordine cronologico. Bisogna sempre comunque chiarire cosa si intende per maschilismo, una cosa è certa, dall’alba del mondo non si è fatto altro che tentare di controllare, gestire, inibire la sessualità femminile, ancora oggi in molte parti del mondo si pratica l’infibulazione. Forse il vero maschilismo nasce da queste paure.

        • No, mi spiace..amo molto la scrittura della Murgia della quale ho letto “Accabadora” con grande godimento.
          Ma a che ora son andate in onda?
          Io mi son scoglionata con “Ulisse” e ho chiuso dedicandomi al montaggio…
          Buon pranzo!

        • Tra le 20.10 e le 20.30. Una bellissima intervista dove si è parlato tra le altre cose anche di Pasolini. Anche a me è piaciuto molto Accabadora. E’ in gamba la Murgia. Di sera mi è toccata la partita. Tra Ulisse e la partita non so chi ha avuto la meglio tra noi due. Il pranzo è andato. Comunque grazie. A presto.🙂

  4. È interessante constatare (rimanendo al nostro Meridione) come sia andata perduta tra le donne la pratica medica della Scuola Salernitana, mentre finanche al secolo scorso in Lucania c’erano chi praticava un altro genere di arti, come magistralmente raccontato da Ernesto De Martino nel suo “Sud e magia”..

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