Storia e gioielli di Farfa

In epoche come la nostra rivolgersi all’arte e alla bellezza può avere ricadute sull’umore, provato da scandali, referendum ( sigh!)e affini.

Eccovi un video sull’Abbazia della Sabina.

Voluta da un santo siriano, Farfa venne distrutta dai longobardi, riedificata da un savoiardo in seguito ad una visione ed, in ultimo, resa ricca, prima dalle donazioni longobarde, infine da Carlo Magno in persona che la dotò finanche di una nave commerciale esente da dazio nei porti dell’Impero carolingio.
Un crocevia di potere la benedettina Farfa.

Sorta in una località non molto distante da Roma e da Montecassino, crebbe secondo le stesse modalità della S.S. Trinità di Cava dè Tirreni (Sa).
Risalente al 705, fu riedificata in seguito alla visione della Vergine laddove si ergevano le rovine di un antico insediamento eremitico. Molto presto principi e duchi longobardi la potenziarono attraverso larghe donazioni. Alcuni di essi vi entrarono come monaci.
Quando nel IX secolo Carlo Magno eleva il monastero alla dignità di abbazia imperiale, privilegio conservato anche nei secoli successivi, Farfa erige i pilastri della sua identità futura che la trasformerà in un piccolo Stato autonomo tra il dominio papale e lo stato longobardo. E se l’impero avrebbe assicurato ai religiosi sostegno economico, non sarebbe mancata loro l’immunità dal controllo pontificio.
Il suo interno celebra l’arte dal Medioevo al Barocco con una basilica a tre navate, divise da due filari di eleganti colonne joniche, un soffitto ligneo ad effetto,un pavimento cosmatesco, le decorazioni a grottesche , un Giudizio Universale, ossia una grande olio fiammingo su muro al quale non manca nulla, una veneratissima Madonna bizantina dell’XI secolo, un sarcofago romano del II/ III secolo, rinvenuto appena nel 1961, e serbato nella cripta carolingia.

farfa-cofanetto-eburneo

Ma al di là di tutta questa sua ostentata ricchezza storica e politica, Farfa serba un oggetto minimalista che condensa magnificamente la sua anima articolata tra decadenza e rinascita, un cofanetto in avorio, opera di un’ officina amalfitana.

Si tratta di un prisma rettangolare, in pratica, sormontato da un coperchio a piramide tronca, che è stato ospitato nel Museo Diocesano cittadino.

Del cofanetto eburneo conosciamo data di nascita, luogo e committenza. Voluto da Maurone, ricco mercante amalfitano appartenente alla stirpe dei “Comites” Maurone, fu finanziato come gran parte delle porte di bronzo bizantine esistenti in Italia :Amalfi (1057), Montecassino (1066), San Paolo Fuori le Mura a Roma (1070), Monte Sant’Angelo (1076).
Un mecenatismo oggi sconosciuto, che ci interroga in un’ epoca di individualismo esasperato com’è la odierna. Talmente istoriata da rappresentare, da sola, l’intero ciclo della Salvezza, la magnifica cassetta eburnea di Farfa narra l’abilità dell’artigianato di Amalfi e una munificenza oggi ignota ed alla quale miriamo.

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