Riflessioni

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Devo queste riflessioni acute a Claudio Chiaromonte.

Tratto da I vizi capitali e i nuovi vizi di Umberto Galimberti.

“Nulla di buono potremmo fare senza un’adeguata stima di noi , che dipende dalla consapevolezza delle nostre doti e dagli effetti che hanno avuto le nostre opere.
Il giusto orgoglio è un atto di giustizia verso se stessi.
Chi lo possiede non è presuntuoso, ma rifiuta di mettersi al seguito di ‘piccoli uomini’.
Naturalmente l’orgoglio può travalicare la misura e può portare, chi la travalica, a elevarsi sopra se stesso.
Allora l’orgoglio si trasforma in vanità, boria, superbia, e non con l’umiltà, ma non quella che si predica nelle scuole e dai pulpiti, e che coincide con la diminuzione di sé fino al limite dell’auto denigrazione.
La consapevolezza del limite concede a ciascuno di essere orgoglioso di se, senza doversi sottomettere a un altro per umiltà, perché in questo caso non di umiltà si tratta, ma di umiliazione.
Nella nostra cultura c’è poco orgoglio e molta superbia, poca dignità e molta apparenza, dove per apparire si è disposti a svendersi e a servire.”

E’ il degrado che crea, come diceva David Hume, “Uomini tronfi senza orgoglio   e uomini servizievoli e devoti senza umiltà”.

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