Et voilà, l’Art Decò

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Giò Ponti

La mostra a Forlì dedicata agli anni ruggenti, a quei nostri anni ’20 quando esplose l’Art Decò era doverosa e persino tardiva.
Stile di vita eclettico, mondano, internazionale, fu voluto dalla borghesia.
Ma cosa si deve il suo successo e quella ricerca di lusso?
Movente furono la dissoluzione seguita alla Grande guerra, la morte degli ultimi miti ottocenteschi e, c’est va sans dire, la mimesi della realtà industriale, con la logica dei suoi processi produttivi.

In relazione con lo stile Liberty ( fu una sua filiazione) divenne prima continuità, poi un superamento che arrivò alla contrapposizione.

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Giò Ponti

Il risultato finale è lo iato che separa l’idealismo dell’Art Nouveau e il razionalismo del Déco che celebra i suoi prodotti negli esiti della rivoluzione industriale, surclassando, oso dire, la linea flessuosa, serpentina e asimmetrica legata a quella concezione simbolista.

E tra l’11/02 e il 18/06 Forlì nei Musei di San Domenico  i visitatori potranno ammirare oggetti che riguardarono molti ambiti tanti quanti furono travolti da quegli anni ruggenti.

Parlo di sale cinematografiche, stazioni ferroviarie, teatri e transatlantici fino ai palazzi pubblici.

Per Art Decò si parla un linguaggio nuovo con un suo formulario stilistico i cui tratti sono chiaramente riconoscibili.

Esso doveva, per legge di natura, influenzare a livelli diversi tutta la produzione di arti decorative, dagli arredi alle ceramiche, dai vetri ai ferri battuti, dall’oreficeria ai tessuti alla moda negli anni Venti e nei primissimi anni Trenta, così come la forma delle automobili, la cartellonistica pubblicitaria, la scultura e la pittura in funzione decorativa.

Hollywood ne fu travolta anch’essa ( Greta Garbo e Marlene Dietrich, Rodolfo Valentino in testa), ma anche la letteratura.

Come dimenticare le pagine  de Il grande Gatsby di Agata Christie, Oscar Wilde e Gabriele D’Annunzio.

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La mitica Isotta Fraschini ( 1931)

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3 pensieri riguardo “Et voilà, l’Art Decò

    1. Caterina non ti avevo ancora letta quando son passata da te…
      La passione è il motore, sì.
      Poi se ci si aggiunge l’esperienza e un pò di curiosità è meglio. Mercì

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