Quella gran donna di Maria Sofia

Il volto della Muti ha interpretato, secondo me in modo filologicamente abbastanza corretto, Maria Sofia di Wittelsbach-Borbone, che si spense il 19 gennaio del 1925.
Arrigo Petacco ne “la Regina del sud” ce ne ha lasciato un ritratto affidabile.

Le memorie dei liberarli e dei risorgimentali han snaturato per decenni la sua figura, coprendola con un velo d’oblio; lei, ultima impavida regina difese letteralmente a “spada tratta” dagli spalti di Gaeta i diritti della Monarchia Napoletana e di tutto il Sud, contro il sopruso e la criminale aggressione piemontese dell’Antico Regno delle Delle Due Sicilie.

Credo che, nel nostro piccolo, questa donna volitiva ci possa ancora essere di esempio..

Alta circa un metro e settanta, mora, occhi turchini, elegante, si tuffava nel porto di Napoli sotto gli occhi degli scugnizzi, a Roma cavalcava per il Pincio con la sorella Matilde, vestite uguali, le trecce al vento, fumava sigari, tirava di scherma, sparava con la carabina. Maria Sofia Amalia von Wittelsbach, sorella della celebre Sissi imperatrice d’Austria, sposa a diciott’anni del principe Francesco di Borbone, prima per procura nella cappella del palazzo reale di Monaco, poi conosciuto di persona poi a Bari, dove i Borbone, muovendosi da Napoli, erano andati a riceverla.

Regina delle Due Sicilie dal 1859, quando un telegramma del principe di Castelcicala aveva
annunciato al Re lo sbarco dei garibaldini a Marsala, Maria Sofia non si stancava di incitare Francesco di montare a cavallo al suo fianco: «I Wittelsbach i troni li conquistano e li difendono montando a cavallo con la spada in pugno!».

Assediata a Gaeta dall’esercito piemontese con l’Europa che celebrava questa figura di combattente leggendaria. Daudet ne fece la regina d’Illiria nel romanzo “Les rois en exil”, Proust la chiamo “reine soldat”, D’Annunzio “aquiletta bavara”.

 

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