Avevamo le tasche vuote, ma i nostri cuori erano ricchi di valori, di rispetto, di dignità.

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‘U piattar

Nonostante la forte infreddatura come faccio a non evidenziare da me questa carrellata di immagini straordinarie di una Italia che fu???

Mio marito ricorda il mestiere che ho scelto per lanciare il post di Filippo Fabio.
E’ stato lui ad indicarmene funzione e nome.
‘U piattar passava di paese in paese con una enorme cesta, faceva notare la sua presenza e la merce che portava.

Liberi di Essere

Concludo la settimana con un omaggio agli antichi mestieri, senza i quali non saremmo mai giunti al XXI° secolo. Sporchi, poveri, con i calli alle mani e le schiene spezzate dalla fatica, ma con i cuori ricchi di dignità, di valori, di rispetto per se e gli altri. Tutte cose che, a mio parere, la tecnologia moderna non potrà mai donarci.

Prima di lasciarvi alla galleria fotografica, voglio premiare l’immagine che ritengo meritevole di riflessione. Non so chi tu sia, ma “Grazie” per quel sorriso.

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Godetevi la gallery e buon weekend

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37 pensieri riguardo “Avevamo le tasche vuote, ma i nostri cuori erano ricchi di valori, di rispetto, di dignità.

        1. E chi si arrabbia…
          Tu non c’entri: è un “abbaio” innanzitutto verso me stessa che non devo demordere MAI.
          Quanto hai scritto mi rammenta cosa, di tanto in tanto penso pure io, figlia bella

        2. Paoletta io me ne infischio di loro.
          Me ne fotto.
          Questa è una guerra in una Italia che questi maiali han distrutta, noi possiamo scegliere se fare guerriglia, i partigiani, il sottobosco..dimmi tu

  1. Ho soltanto 35anni, ma cresciuta in Romania. “Avevamo le tasche vuote, ma i nostri cuori erano ricchi di valori, di rispetto, di dignità” è una frase che sento anche mia. Quel sorriso mi ricorda tutte le persone che incontravo in campagna, andando dai nonni. Molto bello!
    Grazie Marzia! Buona domenica! 😘

  2. Bella questa tua testimonianza, carissima.
    In tanti la sentiamo, sai…
    Io ho tesaurizzato questo sentire grazie al mio vissuto , e poi da mia suocera di più che da mia madre che non amava parlare delle ristrettezze della guerra..
    E, oggi a 62 anni, mi ritrovo a dire: “Com’era bello quando avevamo poco, ma tanta solidarietà!…
    Quei mestieri faticosi rendevano il sorriso, paradossalmente, più facile.
    Dove ha portato il benessere che fu?
    Ai disagi mentali di oggi, alle depressioni; c’è una mancanza di anticorpi mentali, mi spiego o digito concetti in un italiano complicato per te?

      1. Ho una formazione linguistica; per me la parola tradotta è tradita..mi spiego vero?
        Per esempio la parola” schizzicazzichea” non è solo piovere piano piano…
        Anche per la tua lingua, che mi risulta simile al latino, avrai lo stesso problema.
        Diciamo che son una purista per quanto riguarda la lingua e,più in generale, la comunicazione che subisce vari “disturbi”.

        1. Sì è vero, certe parole tradotte perdono il senso.
          Ho quasi paura di scrivere o commentare i suoi scritti, perché sicuramente qualcosa grammaticalmente sbagliato c’è sempre… Hahaha! Un abbraccio!

        2. Stai serena…io , nel caso che necessiti, correggo e nessuno se ne accorge.
          Accedo dalla bacheca..
          😉
          Ma non hai sentito che gli studenti universitari italiani son dei somari in italiano??
          C’è una portesta degli intellettuali al Ministro.
          E non hanno scusanti, Giorgiana

        3. Purtroppo è vera questa cosa. Mio figlio fa la terza media e in grammatica pensa di andare molto bene, per colpa dei voti. Discuto sempre con lui per questa cosa, fa fatica a raccontarmi qualcosa usando soltanto il passato e del congiuntivo non ne voglio parlare… ma siccome ha la media del 8, gli va bene così…
          Io invece non sono bravissima, non è proprio facile, però mi sto impegnando a imparare a scrivere e parlare correttamente, perché ci tengo.

  3. Belle le immagini che evocano preziosi tempi lontani….non così lontani….ma dove le cose vere e buone (sentimenti e cibo, ad esempio) ti salvavano…oggi uccidono😢
    Grazie Marzia!!🙂

  4. Quanti “bucati”fatti a mano in quei galettoni pieni di panni…di olive raccolte fino a Marzo con il gelo,oppure sotto il sole della Puglia raccogliendo pomodori e mandorle e tirando secchi di acqua dai pozzi profondi.
    Eppure si cantava per non sentire la stanchezza dei giorni che non finivano mai…senza vedere mai un soldo.
    Un tesoro quelle foto,molto difficili da trovare.
    Sei un gran tesoro anche tu.. non facile da trovare 🙂
    Baci Marzia

    1. Mi commuovi, Caterina carissima…
      Ho delle foto antiche, sai..
      Se cerchi on line gli Archivi degli Alinari ritrovi parte di te…
      Non voglio fare la nostalgica, ma era bello nonostante tutto, erano prassi, addirittura rituali antichi …
      Un bacio

      1. Rituali che tenevano unita una numerosa famiglia.
        Anch’io…vado sempre in cerca di foto antiche della famiglia quando faccio visita alle mie care zie.
        Gennaio scorso morì uno zio che aveva compiuto 102
        Morì nel sonno di vecchiaia,aveva ancora un cervello fine,aveva una mano offesa che era stato fatto prigioniero nella seconda guerra mondiale dagli inglesi
        Gli altri zii viventi sono oltre 85..90..95
        Erano 12 fratelli…8 donne. ..4 uomini, tutti bellissimi ♥
        Bacioni Marzia

        1. Stupenda testimonianza della quale ti ringrazio tanto.
          Penso, guardando i danni delle famiglie attuali, al patriarcato e penso che è superato, ma aveva tanti vantaggi.
          Certo le individualità eran sacrificate rispetto al clan.
          Hai mai provato a scrivere un diario, a stendere su carta queste informazioni, Caterina?

        2. Mia figlia ci aveva pensato.essendo una famiglia molto numerosa impiegherebbe anni
          Solo a raccontare tutti gli anni di guerra fatti da mio padre incluso la ritirata a piedi fatta dalla Russia ci vorrebbe un libro intero.
          Incominciò con la raccolta dei vari documenti ma occupa tempo e testimonianza di persone che non ci sono più.
          A potuto solo esaudire un mio piccolo desiderio di publicare un mio libro di poesie,intitolato”Pensieri di un giorno qualunque”
          Chissà forse un giorno quando sarò più anziana e avremo più tempo scriveremo quello che…rimmane della memoria.
          Baci

        3. Devi fare in modo che non scompaiano tante tracce del tuo vissuto, del vostro vissuto.
          Se vuoi una mano sai dove trovarmi.
          A Pieve Santo Stefano , in provincia di Arezzo, esiste da anni l’ Archivio dei diari, lo sapevi?
          Papà mio gli ha mandato quello suo di guerra ed è stato inserito in un’antologia

        4. Allora, benissimo.
          Devi raccogliere un pò alla volta sia quello del quale hai memoria sia farti raccontare.
          Se fossimo più vicine ti aiuterei..

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