Il théaomai

Dedico questo post a mio marito, appassionato cultore del Genio di Wagner.
Apro il tema preannunciato nel post precedente con un boccone dell’opera di un compositore che utilizzò il Teatro di Bayreuth, capolavoro di metà settecento uscito dalle abilissime mani di due architetti teatrali italiani: Giuseppe Galli-Bibiena e suo figlio Carlo.
Nota come Opera dei Margravi, è un gioiello barocco allocato in Baviera.

Il suo poderoso interno è stato voluto in legno, e non invece in pietra e marmo come ci si aspetterebbe. Di legno sono le colonne, studiate per ottenere l’acustica migliore.

bayreuth_3

Secondo alcuni la scelta della parola “teatro” deriverebbe dalle gradinate che lo connotavano.
Di certo è che teatro deriva dal verbo théaomai, ossia “vedo”. Di certo è che, a questo luogo che il mio compianto docente Achille Mango definiva “luogo deputato” alla rappresentazione, son legati tanto la lirica quando il balletto.

L’emozione, la commozione, diventano rito collettivo e pubblico; anche solo di questo dobbiamo essere debitori dei greci.

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6 pensieri riguardo “Il théaomai

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