L’iconografia di Marzo nella storia

©Photo. R.M.N. / R.-G. OjŽda

Capolavori dell’arte della miniatura, i codici creati dagli olandesi e fratelli Limbourg rimangono opere di bellezza assoluta.
I tre fratelli con le loro fiabesche creazioni hanno lasciato ai posteri immagini fantastiche del mondo ideale delle corti tardogotiche.
Nel 1404 entrarono al servizio di Jean de Berry; a quell’epoca si datano alcuni raffinatissimi codici che costituirono una vera e propria rivoluzione nella miniatura.

E se nel Medioevo il mese di Marzo era rappresentato come un suonatore di corno con i capelli scarmigliati e  l’aria un po’ demoniaca, esso veniva associato anche ai lavori della potatura (soprattutto della vite) o alla zappatura del campo.

Immagine.jpg

Tornando all’immagine di questo mese che accennavo all’inizio viene spontanea una domanda: perchè Marcius è cornator?
Questa iconografia si diffonde all’inizio del XII secolo.
Piacenza e Pavia, rispettivamente le chiese di San Savino e di San Michele Maggiore, esibiscono i primissimi esempi di suonatore marzolino.

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Interno di San Savino
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10 pensieri riguardo “L’iconografia di Marzo nella storia

  1. Ciao Marzia, suggerisco anche l’iconografia di marzo di Del Cossa a Palazzo Schifanoia di Ferrara: https://it.wikipedia.org/wiki/Marzo_(Francesco_del_Cossa).

    Con il Del Cossa ho un legame che si può definire affettivo avendo lavorato su decorazioni a secco che potrebbereo essere sue, tra l’altro il lavoro non è stato terminato per decisione di un’ispettrice della soprintendenza lamentando la carenza di un piano di intervento generale sui muri su cui erano parzialmente rimasti.
    [Nota polemica] visto che la stanza era rimasta per anni senza tetto, quando si è intervenuti strutturalmente si è provveduto anche ai decori interni; li abbiamo puliti, consolidati e fissati. Non farci terminare è stata una ripicca perché non erano stati “eseguiti” i suoi desideri sulle pareti esterne, ma si preferì privilegiare la durata dell’intervento tirando le stuccature con ferri e non spazzole, in quanto queste avrebbero impedito la formazione della boiacca superficiale della calce … Anticamente veniva stimolata con ferri caldi 😉 [fine Nota polemica].
    Ciao, buona serata 🙂

    1. E’ molto triste quanto racconti..
      Mi sembra che mettersi sul piedistallo è la tendenza più diffusa che ci sia…
      Mi spiace che a farne le spese a parte voi ci siano andati di mezzo pregevoli affreschi.
      Boiacca sta mica per biacca?

      1. No, la biacca è il carbonato basico di piombo, un pigmento (bianco) molto usato anticamente come base per i colori e come fondo di preparazione delle tavole su cui dipingere; secondo alcuni il suo uso da una luce particolarmente intensa ai colori, oltre a gravi malattie all’operatore (essendo piombo). Ha un limite, è molto instabile in quanto in presenza di zolfo (alcuni pigmenti sono miscele di questo elemento), si trasforma in solfato di piombo, grigio scuro. Molti dipinti antichi sono stati rovinati per questo aspetto (non sempre i “restauratori” conoscevano la chimica).
        La boiacca è una sottile pellicina (tipo quella dell’uovo) che si forma alla superficie della malta a base di calce appena comincia ad asciugare, se applicata con cazzuole o spatole metalliche. Spazzolandola si rovinerebbe questa protezione (si darebbe un aspetto antico, però 😉 ) con conseguento dilavamento della malta in presenza di pioggie.
        Nel rinascimento bolognese, dal momento che c’era molta argilla e si costruiva coi mattoni, questi venivano sagramati (cosparsi di calce e levigati con altri mattoni). Alla fine si applicavano ferri riscaldati onfe affrettare la carbonatazione della calce e la formazione della boiacca superficiale, che è un protettivo efficace.
        Ciao Marzia, buona serata 🙂

        1. Ti son debitrice di questa particolareggiata descrizione che mi fa entrare in punta di piedi nel tuo mondo, che è fantastico!
          Siete capaci, quando qualcuna/o non si mette di traverso, di ridare vita ad opere oltraggiate dal tempo.
          🙂

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