Il tempo e le storie

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Questo scatto è stato effettuato a Roscigno vecchia (Sa).
Mi han sempre attratta i dettagli architettonici, soprattutto quelli salvati che testimoniano un altro modo di costruire.
Questo oculo è comune nelle case del Cilento.
Probabilmente serviva solo a dare aria ad un portone troppo scuro, altrimenti.
Un altro dettaglio sono le piattabande in castagno, legno molto resistente.
La notate in alto, ancora.
La vita nei borghi a malapena è stata rievocata da registi come Tornatore o Martone, che pure qui è venuto per girare alcune scene di “Noi credevamo”.

C’è sempre odore di dietrologia quando si narra di accadimenti del passato, restituiti  a noi da cronache di parte. Sempre.

Sia la vicenda dei briganti sia quella risorgimentale son state oggetto di rappresentazioni fuorvianti.

Come si fa, del resto a riprodurre una realtà dove ogni famiglia aveva un forno, quando i ritmi della quotidianità eran dettati dalla campana della chiesa e  dalla natura? Come si fa oggi che nè l’una nè l’altra dettano i nostri ritmi?

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19 commenti Aggiungi il tuo

  1. tachimio ha detto:

    Cara Marzia sai che non conosco questo film? Non mi pare o almeno non ricordo d’averlo nemmeno visto in tv. Grazie, lo cercherò. Buona fine serata. Isabella

    1. marzia ha detto:

      Carissima, lo trovi in versione integrale in You Tube.
      Vale la pena di visionarlo.
      Buona domenica 🙂

      1. tachimio ha detto:

        Grazie mille Marzia. Buonanotte. Isabella

  2. time2lifestyle ha detto:

    Cara Marzia, sai che anch’io amo i dettagli. Per quanto riguarda seguire i ritmi della natura penso che qualcosa possiamo ancora fare malgrado la vita frenetica.. ogni tanto basta fermarsi e osservare.
    Buona domenica ❤

    1. marzia ha detto:

      Ricambio il tuo gentilissimo augurio e ti abbraccio forte ❤

  3. “Come si fa, del resto a riprodurre una realtà dove ogni famiglia aveva un forno, quando i ritmi della quotidianità eran dettati dalla campana della chiesa e dalla natura? Come si fa oggi che nè l’una nè l’altra dettano i nostri ritmi?”
    È proprio così Cara e Dolce Amica!
    Il tuo post così meravigliosamente descrittivo dice tutto, ed io ci sto dentro appieno sai? Dal momento nn mi sento minimamente facente parte di quest’epoca. …e continuo ad alimentarmi attraverso pensieri anacronistici ….💚 un abbraccio

    1. marzia ha detto:

      E fai bene!
      Io pure mi sento una aliena..sai?
      Non mi meraviglia questa nostra affinità a ben guardare la cura che metti nei tuoi post e le tue scelte.
      Buona domenica!

  4. Ekpiresi ha detto:

    Roscigno vecchia è un piccolo angolo di pace!

    1. marzia ha detto:

      E’ un luogo di ispirazione per artisti del presepe…

  5. amourisamore ha detto:

    L’oculo rappresentato, spesso lo si trova come elemento preponderante dell’architettura del sud. In Sicilia è ancora esistente negli avanzi di fabbrica lasciati sul tessuto urbano moderno. Credo che fosse utilizzato non solo per la luce ma anche per il ricambio d’aria. La roccia utilizzata per i pesanti e scoscesi gradini, la muratura intonacata che poggiavano sulla nuda terra, nei periodi invernali, producevano efflorescenze per il ristagno d’acqua nel sottosuolo e quindi poteva portare un ambiente poco salubre per chi entrava in questi edifici. Inoltre era una protezione per tenere asciutto il prezioso incannucciato del soffitto voltato che a queste latitudini era il materiale d’eccellenza. Spesso queste scale non servivano solo a collegare a terra i piani superiori ma anche a mascherare i dislivelli del sottosuolo. Queste costruzioni massicce le possiamo trovare sovente, addossate ad un avvallamento facendo quasi da muro di contro spinta in ordine gigante.

    1. marzia ha detto:

      Il sapore di quanto hai lasciato lo gusto molto.
      Il tuo dettato tradisce una formazione precisa.
      Ti ringrazio

      1. amourisamore ha detto:

        Ringrazio te per averlo accolto.

  6. marzia ha detto:

    La tua dettagliata risposta aggiunge dati a me ignoti.
    E mi sobilla a chiederti altro..
    “prezioso incannucciato del soffitto voltato che a queste latitudini era il materiale d’eccellenza. ”
    Cercherò incannunciato con Google, ma perchè esso è materiale d’eccellenza qua?
    Hai lasciato un post da incorniciare…
    Sai, Roscigno è stata oggetto di uno studio da parte della Facoltà di Architettura della Cà Foscari?
    Grazie delle preziose informazioni

  7. amourisamore ha detto:

    Per alcuni edifici del sud è un elemento fondamentale il rivestimento con incannucciato (malta e canne) per via del fatto che cresceva rigoglioso nelle vicinanze dei torrenti. Non conoscendo l’orografia del territorio e ovviamente il clima ho solo riportato una caratteristica tipica degli edifici che ho osservato e visitato quando ormai erano in rovina.
    Era un materiale che meglio si prestava agli usi abitativi nelle case della nobiltà. Le canne erano facilmente modellabili, si curvavano col calore e potevano trovarsi in abbondanza. Rappresentava il cartongesso dell’epoca. Chi eseguiva questi lavori sapeva che sarebbero durati nel tempo ed erano molto igroscopici (per la presenza di calce bella malta) quindi una qualsiasi perdita nel soffitto (qualche coppo spostato o qualche trave marcia) potevano distruggere in maniera più o meno grave ciò che si trovava sotto.
    Probabilmente nel caso specifico non posso dartene una certezza.
    Non sapevo di questo interessamento da parte dell’Università Cà Foscari. Esistono delle bibliografie a riguardo?
    Per quanto concerne il tipo di rivestimento, cosa utilizzavano lì a Roscigno?
    Coppi, embrici o marsigliesi?

    1. marzia ha detto:

      Ti rispondo al rientro, grazie

    2. marzia ha detto:

      Deduco che sei stato al Sud per poter avanzare queste ipotesi…
      Devo cercare se mi han dato un estratto della relazione della Cà Foscari, ma devo chiedere.
      E’ stata eseguita una quindicina almeno di anni fa. Qua, poi, son sciatti, che credi? Magari sta a prendere polvere da qualche parte!!!!
      Credo che qui siano stati usati coppi.

  8. amourisamore ha detto:

    Tutta altra storia i coppi. Se osservi attentamente, i coppi utilizzate oggi sono leggermente a V mentre fino ad un certo periodo si utilizzavano quelli semi tondi. Questi prendono il nome di “Tegole tipo Messina” nome che prende origine dal luogo dove erano ampiamente utilizzate e sono il tratto caratteristico nelle coperture di gran parte dell’Italia del Sud. Poi esistono le marsigliesi e nel laziale gli embrici. Ma su questo non so molto.

    1. marzia ha detto:

      Questo che mi lasci mi induce a cercare questi coppi di diversa fattura, mercì

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