La quinta scenografica

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Per raccontare la dimora storica non basta un post e io , del resto, amo la concisione.

Il monumentale Palazzo Butera, che si affaccia sul golfo di Palermo, è la quinta scenografica della città. Grandioso, rispecchiava la dinastia che lo possedette, i Branciforte che, all’epoca, erano da circa tre secoli signori di gran parte dei feudi di Sicilia. Accanto ad essa, nell’ex-albergo Trinacria, Giuseppe Tomasi di Lampedusa descrive le ultime ore di vita del principe di Salina, protagonista del suo celebre romanzo.
Nell’autunno 2018 verranno aperti al pubblico le grandi sale espositive del piano terra tra le quali spicca quella d’ingresso delle carrozze, la “cavallerizza”, con le sue colonne monolitiche in pietra grigia del monte Billiemi.

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Per la dimora è previsto un progetto, ossia l’organizzazione di soggiorni di studio in Sicilia per storici dell’arte, da tutto il mondo, che vantino collaborazioni con il “Fitzwilliam Museum” di Cambridge e l’Ashmolean Museum di Oxford.
La struttura della residenza è il risultato dell’unione di più edifici inglobati nel nucleo principale tra il Settecento e i primi dell’Ottocento. All’avviamento del cantiere lavorarono alcuni degli architetti più importanti del periodo come Giacomo Amato per gli esterni e Ferdinando Fuga per gli interni.
Fu Stefania Branciforte (1788-1843) l’ ultima principessa di Butera; alla fine proprietà, titoli e feudi, passarono ai Lanza, principi di Trabia e duchi di Camastra. Gli ultimi sfarzi del palazzo lo videro al centro degli splendori della Belle Époque, e i protagonisti di questi anni dorati furono il principe Pietro Lanza Galletti e la moglie Giulia Florio d’Ondes.

Quest’ultima accrebbe la sontuosità e la vita mondana del Palazzo, un ‘aurea che divenne leggendaria, ma che ebbe fine con la Prima Guerra Mondiale e la morte di Ignazio e Manfredi, i due figli di Pietro e Giulia. L’ultimo “dandy” fu Raimondo Lanza di Trabia, nato da una relazione adulterina; sua madre era una Papadopoli, altro nome illustre, ma veneziano. Il principe morì in circostanze poco chiare in un albergo di Roma ( pare si sia  gettato dalla finestra).

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Chi non riconosce in questi ambienti una delle location scelte da Visconti per il suo “Il Gattopardo”??

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