C.D.C.

Dopo circa 8 minuti dedicati ad Amalfi con Marco Hagge ci siamo dedicati alla Badia di Cava dè Tirreni (Sa) e al suo tesoro poco noto, il C.D.C.
I monaci che lo han serbato possedevano pure un porto a Cetara (Sa), una delle primissime cittadine della Costiera, e una flotta.

C.D.C. ovvero Codex Diplomaticus Cavensis che rivestì un ruolo di indiscussa priorità nella ricostruzione della mappa storica e geo-politica di buona parte del Mezzogiorno di Italia. Il Codex, ossia una raccolta di documentazioni esaustiva che ha pochi eguali come affidabilità e densità di informazioni.
Grazie ad esso è possibile rilevare l’esistenza( e poi datare) di conventi e casali,
contrade e famiglie. Questo attraverso anche donazioni, compravendite.
Il Codex è la sonda che permette di leggere la stratificazione di un territorio e di un periodo storico denso quanto poco documentato. Grazie al Codex, per esempio, sono possibili riscontri toponomastici e filologici.
Attraverso lo spoglio del Codex gli studiosi hanno avuto contributi anche alla conoscenza dei dialetti dell’Italia meridionale nei secoli anteriori al XIII.
Il Codex risulta interessante perfino per la storia della pasta.
1041 – The Codex Diplomaticus Cavensis (Cava dei Tirreni, Salerno) mentions some
“Mari qui dicitur mackarone” (Mari named mackarone).
The document is important in the history of pasta because, even though the term is used metaphorically to mean “silly”, it testifies that maccheroni were already widespread.

Il Codex è tutto ciò che rimane di una realtà meridionale affidata a ruderi quando va bene,  e quando va male all’oblìo.