Su mio padre

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Stiamo organizzando i turni in ospedale perchè papà sia sorretto anche affettivamente.

Lo voglio ancora ricordare come quando era in forze e pescava sott’acqua.

Gli fu scattata una foto ( sarà stata la fine degli anni ’60) nella quale lui e un amico esibivano un polpo di parecchi centimetri. Lui conosceva la tecnica di come prendere i cannolicchi, dei quali son ghiotta.

E ricordo le zuppe di pesce che si mangiava, soprattutto con la famosa pescatrice.

Mio padre è un tipo singolare. Voi mi direte che siamo tutti un pò così…

E’ del 1925 e riuscì ad imparare l’inglese parola dopo parola per farsi dare il posto in un campo alleato. 

 

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Papà, io son con te

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Lui aveva chiesto di uscire; mio cognato che opera in quella struttura ha deciso per le dimissioni. Mio padre ha pure degli attacchi, comprensibili, di ansia. Avevo consigliato di sedarlo per aiutarlo, ma non sono ascoltata..

Morale della favola: stanotte ha avuto un nuovo arresto cardiaco e han dovuto chiamare il 118.

Caro papà, tu hai scansato sempre medici e ospedali e ora volevi finire nel tuo letto…

La tua battaglia è anche la mia, la nostra. Il carrettino di legno e gli oggetti che amavi costruire per i nipotini parleranno per te. Ami tanto il tuo piccolo pezzo di giardino, le piante. L’ultima volta te le ho innaffiate. Amavi andare in soffitta dove avevi l’armamentario con il quale, da “homo faber” cercavi di stare attivo…

Giorni belli e brutti

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Ringrazio tutti/e delle parole e dell’incoraggiamento.

Son rientrata, ma riparto il 3 novembre e sto via per un pò.

I miei fratelli da Torino stanno scendendo. Farò quanto potrò per mantenere l’attuale serenità: ho visto morire mia madre e auguro a lui di finire senza quel dolore di cui lei, malata anche di demenza senile, forse non era cosciente.

Credo che mio padre ci riconoscerà fino alla fine. 

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Compivo gli anni. Questa foto me la scattò lui, patito di fotografia.
Alle mie spalle Margherita, mia comare di cresima con il marito e mia madre: son tutti volati via da un bel pò.
Quelli furono anni felici per me: la mia comare Margherita era meglio di una zia.

Festival della Fotografia Etica @Lodi

Evidenzio perchè di violenza è pieno il mondo, ma abbiamo bisogno anche di sperare in una società migliore.

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A 7 anni dalla prima edizione, sono finalmente riuscita a visitare il Festival della Fotografia Eticadi Lodi: nato da un’idea del Gruppo Fotografico Progetto Immagine, il festival ha lo scopo di approfondire, attraverso il lavoro di fotoreporter nazionali e internazionali, le principali tematiche etiche a livello mondiale: dal riscaldamento globale alle guerre, dall’immigrazione allo sfruttamento minorile, dall’odio razziale alla povertà. Sabato 28 ottobre, penultimo giorno di apertura, ho trascorso un pomeriggio immersa nella fotografia e sono riuscita a vedere 5 delle 6 mostre in programma.

La prima mostra visitata è stata Destino Final nell’ex Chiesa dell’Angelo. Le fotografie sono opera di Giancarlo Ceraudo che racconta attraverso degli scatti in bianco e nero, la storia dei desaparecido argentini vittime della dittatura degli Anni Settanta. Dopo il rapimento, le violenze e la detenzione nei campi di concentramento, i presunti oppositori di Videla venivano drogati, caricati sui tristemente noti voli della morte

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Una chiesa sui generis

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Qui ho letto la storia di Santa Maria delle Grazie e ve la riporto.

Nel mantovano sorge un luogo di culto a dir poco singolare, tanto da essere stata location scelta da Bertolucci. Il Santuario dedicato alla Beata Vergine Maria delle Grazie si erge a circa 9 km da Mantova e a circa 30 km dal lago di Garda, nell’antico e pittoresco borgo di Grazie di Curtatone, lungo la strada statale per Cremona, su un’altura prospiciente le Valli del Mincio.

Facciamo un passo indietro di parecchio.

Anno 1399. Francesco Gonzaga affida all’architetto di corte Bartolino da Novara i lavori per la costruzione dell’edificio dedicato alla Vergine Maria. Il motivo è semplice: dimostrare la sua personale devozione e gratitudine alla Madre di Cristo, meritevole di aver posto fine all’epidemia di peste diffusa all’epoca in quel territorio. Pochi anni dopo – nel 1406 – la consacrazione ufficiale e l’inizio di affollati pellegrinaggi di cui è rimasta traccia nelle cronache del tempo e dei secoli successivi, sino all’800.

Ma perchè fu meta di visitatori? Persino Napoleone vi si recò!

La spiegazione è riposta nel curioso corpus scultoreo costituito da cinquantatré pezzi (in origine erano ottanta) e l’atmosfera surreale ed esoterica che vi si respira.
Sebbene nessun artista conosciuto o degno di nota vi mise mano, le figure a grandezza naturale che abitano le pareti dell’unica navata colpiscono per l’insolita, e a tratti cruenta, iconografia.
Collocate all’interno di due ordini di nicchie scavate in una struttura lignea appositamente progettata nel 1517 da fra Giovan Francesco d’Acquanegra “per fare ordine”, esse sono nella maggior parte dei casi identificate come ex voto. Un esempio di artigianato popolare, certo, al quale è opportuno avvicinarsi lasciando da parte pregiudizi o colte riserve.

Per aspera ad astra?

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Vivo in un tempo sospeso per via delle condizioni critiche di mio padre.

Ho ricevuto poco fa due foto di Nicola jr sulle giostre: un assaggio di paradiso. Son molto tentata di lasciarne una qua. So che non è prudente, sebbene mio marito ritenga esagerate  tali precauzioni.

Allora mi limiterò a lasciare il link di un trailer.

E’ un film che amerei molto vedere.  Ne avete già sentito parlare?

Il Mago e il Crocefisso

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Una leggenda relativa al mago di Salerno narra che, grazie ad un patto con il diavolo, riuscì a costruire gli Archi dei Diavoli in una sola notte

Pietro era un uomo privo di scrupoli, ma molto legato ai suoi piccoli nipoti Fortunato e Secondino. I due trovatisi soli nel laboratorio del mago senza supervisione, spinti dalla curiosità infantile, cominciarono a spulciare alcuni libri di magia; davanti ad un libro dove era impressa la figura del demonio morirono improvvisamente.

Quando Barliario tornò e vide i due nipotini morti impazzì dal dolore.

Rimorso e dolore lo spinsero nella vicina Chiesa di San Benedetto dove passò tre giorni e tre notti a pregare chiedendo perdono al Crocifisso dipinto sull’altare. All’alba del terzo giorno avvenne il miracolo: la Testa del Crocifisso si chinò in segno di perdono. Da quel momento Pietro Barliario si convertì e si ritirò in convento dove divenne monaco.

Attualmente il crocifisso è serbato nel “Museo Diocesano di Salerno”.