Un esploratore a tutto tondo

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Questo schema è opera del fratello minore dello statista e intellettuale Wilhelm von Humboldt. Naturalista, esploratore e botanico tedesco, F. Heinrich Alexander Freiherr von Humboldt ebbe diversi meriti, lunghi almeno quanto i suoi viaggi nel mondo.
Approntò mappe geografiche, studiò 60.000 piante, delle quali 6300 erano sconosciute, introdusse la fitogeografia e descrisse la corrente di Humboldt, così chiamata in suo onore.
Vi sembra poco?
Alle sue avventure è dedicata l’opera di Andrea Wulf. wulf_copertina_02

Le sue avventure spinsero Charles Darwin sul Beagle; la sua facondia trasformò Simon Bolivar in un rivoluzionario; John Muir fu incantato dalla sua visione estetica della Natura. Goethe e Schiller gli concessero la loro imperitura amicizia e trassero un’ispirazione inestinguibile dalle sue idee. Thomas Jefferson lo considerava una delle figure più eminenti della sua epoca.

E, senza di lui, Emerson e Thoreau non sarebbero stati di certo gli stessi.
Eppure di Alexander Von Humboldt, che il re di Prussia definì “il più grande di tutti gli uomini dal Diluvio Universale”, non si è quasi più parlato per oltre un secolo.

 

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Disegna la tua storia con Alchimie – Una vecchia istantanea

Compiaciuta e stupita per la verve creativa di Gian Paolo ne evidenzio la narrazione, ringraziandolo.

Newwhitebear's Blog

Marzia di Alchimie, un blog che dovete visitare, mi ha proposto una vecchia immagine in bianco e nero per costruire una storia.

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Quando si appoggiò sul muretto che divideva il fiume dalla strada, le sembrò essere tornata indietro di quarant’anni. Tutto era uguale: l’atmosfera, il parapetto, l’acqua che scorreva lenta verso l’orizzonte.

Elena fece un sorriso amaro con una smorfia del viso. Si rivedeva trentenne e piena di speranze ma un dettaglio stonava adesso rispetto allora. Si sentiva infelice. Una lacrima sfuggì dalle ciglia e finì sul bordo, a cui era appoggiata.

Era una giornata di dicembre, un po’ grigia come le vecchie fotografie in bianco e nero sempre sfocate e ingrigite dal tempo. Aveva preso il treno con Leo nonostante i genitori non fossero d’accordo.

«È disdicevole che una ragazza viaggi da sola con un uomo» aveva sostenuto la madre, mentre il padre era più possibilista a dare…

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Venezia illuminata

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Giandomenico Tiepolo, Il minuetto, 1791-93

A Ca’ Rezzonico, sede del Museo del Settecento Veneziano, l’aristocrazia si racconta attraverso miti e allegorie, ma anche un mondo nuovo si affaccia rappresentando la realtà come appare. Il percorso guidato on demand “Venezia illuminata” è un’immersione nella pittura, nell’abilità di scultori ed ebanisti, nella preziosità di suppellettili e porcellane, ma anche un’occasione di riflessione sul cruciale secolo dei lumi e sui modi diversi di rappresentarlo, per capirlo davvero, in una chiave di lettura multidisciplinare.

Presto approfondirò.

Renoir, et voilà

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Eccomi a scrivere su “Colazione dei canottieri”, una poderosa tela creata nel 1881 dal genio di Pierre-Auguste Renoir alla quale mi vado appassionando non tanto per la passione che nutro verso l’arte, quanto per il romanzo di Susan Vreeland che ho abbordato da una settimana.

L’autrice conduce nel dietro le quinte del quadro, notevole per dettagli ( credo in parte inventati) relativi alle scelte pittoriche e dei soggetti.

Chi legge il romanzo verrà immerso in una Parigi dell’arte  rinnovata tra il 1852 e il 1869 da Georges Eugène Haussmann che vi  attuò un vasto piano di ristrutturazione.

“Colazione dei canottieri” è composta da ben 14 personaggi, tutti amici o conoscenti di Renoir che lui convocò a posare per qualche domenica al ristorante dei Fournaise sull’isola di Chatou, abitualmente frequentato dai canottieri parigini.

Tutti i soggetti che ho citato nel post son rappresentati  nel dipinto, tutti tranne Émile Zola, istigatore di Pierre-Auguste Renoir. Il grande scrittore e critico, benchè  in passato avesse promosso con simpatia le ricerche degli Impressionisti, asserì beffardo “che nessuno di loro ha compreso con forza e chiarezza la nuova formula, che troviamo frammentata in tutti i quadri che producono. Essi non mantengono mai ciò che promettono; balbettano senza riuscire a parlare”.

La ragazza in primo piano con il cagnolino, addirittura, è la sua futura moglie Aline. Nativa della Borgogna, era una bellissima ragazza di umili origini contadine, rossa, naso all’insù e forme perfette,“semplice e allegra che lavorava come sartina in un laboratorio nei pressi di Montmatre”.

Una chicca. Il pittore impressionista era il padre del grande regista Jean Renoir.

Di Forte in Forte

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L’intero sistema difensivo delle due sponde dello Stretto è costituito da 23 fortificazioni.

Otto son state già restaurate, tra esse Forte Cavalli a Messina la cui solidità non è stata scalfita nemmeno del tremendo terremoto del 1908.

Denominato Batteria Monte Gallo, intitolato successivamente al generale piemontese Giovanni Cavalli (1808-1879), è una delle batterie facenti parte del Sistema Difensivo dello Stretto di Messina, realizzato dallo Stato Maggiore dell’Esercito tra il 1884 e il 1914, con lo scopo di difendere una parte del territorio meridionale da paventati sbarchi francesi, impegnati in quel periodo, in una politica espansionistica coloniale verso la Tunisia.

L’elenco riporta : Forte S. Jachiddu, sede del Parco Ecologico e di importanti progetti e corsi di formazione ambientale, Forte Ogliastri (gestito dal Comune di Messina), dotato di Parco Urbano e spazi espositivi e culturali, Forte Puntal Ferraro (gestito dall’Azienda Foreste Demaniali), incastonato nel verde delle colline peloritane, sede del Parco dei Daini, Forte Petrazza (gestito dal Consorzio Sol.E.), sede del Parco Sociale, con possibilità di foresteria e ristorazione, Forte dei Centri (gestito dalla Cooperativa La Zagara), sede di una caratteristica Enoteca, Forte Serra la Croce e Forte Campone (gestiti dalla Cooperativa Sociale Servire 95) che offrono ospitalità e spazi per campeggi scout ed escursioni con fuoristrada.

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Per il 9 dicembre è prevista una proposta di percorsi in trekking sui colli messinesi.

“Li turchi alla marina”

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Il mio prossimo aggiornamento riguarderà le torri sulla costa siciliana, oggetto di un progetto di riqualificazione.

Molte di esse, sopravvissute alle ingiurie del tempo, son frutto della cura, prima del Vicerè Don Pedro de Toledo e, poi, del suo successore Don Parfàn de Ribera, duca d’ Alcalà, le strutture prevedevano vedette, custodi e armigeri.

Esse andarono ad integrare le più antiche semaforiche, sorte a cavallo tra l’ VIII e il X secolo, e potevano dar rifugio anche ad una guardia o ad un piccolo presidio.

Lagom

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Ho gustato molto questo post, ivi comprese le foto.

Mi snodo nel groviglio di vicoli di Gamla Stan bevendo il mio Glögg caldo.

Il freddo punge, il mare infastidisce un veliero ancorato e il grigio del cielo si specchia negli occhi di L. che diventano sempre più chiari.

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Le gambe infreddolite muovono chilometri e come calamite vengono risucchiate all’interno dei numerosi negozi che emanano caldo tepore.

Come costellazioni nelle sere di agosto oggettistica, arredo, faidate e grafica punzecchiano le vie di Stoccolma immergendomi nella polvere dei miei sogni.

Bianchi, grigi pallidi ed azzurri. Arredi semplici e una vendita selezionata: ‘non troppo, non troppo poco, il giusto’.

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Lagom är bäst recita il più noto detto svedese:  “abbastanza”.

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Una civiltà forgiata dai vichinghi e dalle dure temperature invita oggi alla sobrietà, all’essenza modera, al vivere senza eccessi.

Scegliamo come playlist per la nostra vacanza nordica questa filosofia e ritornando all’essenziale ci lasciamo cullare dalla dolce armonia che genera.

Un camino accesso scalda il bar dove pranziamo circondati da lettori appassionati e…

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Il libro del Re

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Il post precedente voleva introdurre al tema di un oggetto molto particolare , tra gli altri, in mostra a Parigi dal 18 ottobre fino al 15 gennaio.

Si tratta de “Il Libro delle ore” , un prezioso libro nella sua cornice di oro e pietre preziose che ci fa penetrare nella raffinata cultura della corte di François Ier.

Lo si potrà ammirare al museo del Louvre in seno all’evento François Ier et l’art des Pays-Bas (Francesco I e l’arte dei Paesi Bassi).

Il Padiglione Napoleone è interamente dedicato al leggendario monarca. Francesco I, come è ben noto, era un grande appassionato di arte italiana. Tuttavia, è alla sua predilezione per gli artisti olandesi che è dedicata questa mostra, un’occasione per scoprire il sovrano sotto una diversa luce artistica.

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D’altro canto gioielli e orafi delle collezioni Valois sono conosciuti solo dagli archivi: è quindi una testimonianza eccezionale, la cui storia, peraltro, è ben documentata.
Acquistato nel 1538 da Francesco I, compare nell’inventario della proprietà di sua nipote Jeanne d’Albret nel castello di Pau nel 1561. Probabilmente aveva ricevuto un regalo da suo zio. Dalle collezioni reali passò nelle mani del cardinale Mazzarino e poi in Inghilterra, dove è ancora. Il suo manoscritto miniato e la sua montatura, adornata da due grandi intaglios corniola, turchesi e rubini, arabeschi su fondo nero, incarnano perfettamente questo complesso.