Imponenza antica

Vi accenno al sito di Baalbek nel Libano.

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Ricostruzione dell’intero sito

A circa 85 km a nordest di Beirut e circa 75 km a nord di Damasco sorgeva una perla che poteva essere annoverata tra le meraviglie del mondo. Ma c’è di più.

Il complesso megalitico di Baalbek, in Libano, rappresenta per molti aspetti un vero e proprio enigma architettonico e culturale.

Costruito, secondo una leggenda fantasiosa, da Caino stesso per le tradizioni locali ( risalenti al Medioevo) il sito venne edificato durante il regno di re Salomone.

Lo attesta il confronto tra i blocchi megalitici e quelli che presumibilmente furono impiegati per la costruzione del Tempio di Salomone.
Accreditate fonti arabe come Al Idrisi, viaggiatore e geografo arabo vissuto tra il 1099 e il 1166, sostengono che “il Grande, (tempio) dalla strabiliante apparenza fu costruito al tempo di re Salomone”.

E non fu l’unico. Anche Beniamino di Tudela, (ca. 1160) viaggiatore ebreo, la pensava così. Visitando Baalbek ebbe modo di scrivere:” Questa è la città che è menzionata nelle scritture come Baalath, nei pressi del Libano, che Salomone costruì per la figlia del Faraone.”

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La collina di Baalbek, parte della valle del Bekaa, mostra segni di insediamenti quasi continui negli ultimi 8000/9000 anni.

La sua posizione ideale in una fertile valle, spartiacque importante, e lungo la strada da Tiro a Palmyra hanno reso ricco il sito e splendido fin dai primordi.

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Dettaglio del tempio di Bacco

E se il Tempio di Giove era davvero imponente, quello che oggi stupisce sono i tre megaliti, il cosiddetto Trilithion ovvero le “tre pietre”.
Imponenti ( svettano come una costruzione di cinque piani) le pietre furono tagliate e trasportate da una cava non molto distante.
Là, in un momento successivo, fu ritrovato un quarto monolite, la cosiddetta Hajar el Gouble, Pietra del Sole, oppure Hajar el Hibla, o pietra della partoriente, ancora imprigionata nella cava e pronta per essere separata. Le sue dimensioni sono enormi: 21 metri di lunghezza, 10 di altezza e uno spessore di 5 m, il peso stimato è di circa 1.200 tonnellate e si ritiene che venne lasciata in sito in seguito a un errato calcolo delle dimensioni.

Indovina, indovinello

Aggiorno dopo la giornata di ieri dedicata solo ai nostri martiri.

Una forma allergica mi ha colpito e ne fanno le spese gli occhi che mi bruciano. Non vogliatemene, pertanto, se latito dai vostri blog.

Lascio come antipasto una immagine, argomento del mio prossimo post.

Secondo voi queste colonne in quale terra si ergono?

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L’Italia che vuole ricordare

Il Paese senza memoria commemora i suoi morti. E commemorano proprio tutti: gli ordini professionali che impediscono l’accesso alle professioni, coloro che sono per il libero mercato, ma se provi a dare una licenza in più bloccano le autostrade, quelli che la concorrenza è bella, ma poi si accordano sui prezzi, quelli che tengono famiglia, quelli tu no che sei ricchione, quelli che si comprano le aziende di stato per quattro soldi, le fanno fallire e le rivendono guadagnandoci pure, quelli che prima gli italiani, quelli che io so’ io e tu non sei un cazzo, quelli che chiudono le fabbriche, ma vivono all’estero, giusto qualche chilometro dal confine tanto da non pagarci le tasse. Quelli che l’alta velocità costa 9,3 milioni in Spagna, 10,2 in Francia, ma 61 milioni a chilometro in Italia. C’è una mafia silente in questo Paese, normalizzata e assorbita nei comportamenti quotidiani, perché è la testa ad essere mafiosa, ma con meno coscienza di quella che mette le bombe e spara. Intanto i giovani se ne vanno perché qua i vecchi non mollano la cadrega, gli adulti vivono con l’ansia di perdere il poco e gli anziani arrancano mendicando ottanta euro al governo.

A Capaci il 23 maggio 1992 sono morte cinque persone, ammazzate dalla mafia, quella con la maiuscola. Da allora non si contano però gli altri morti, silenziosi, nascosti ai giornali, vittime di un’estorsione viscida, strisciante, vigliacca che ha svuotato le case dal diritto e della serenità. Perché dove c’è paura c’è mafia e a quel punto poco importa come lo chiami il delinquente, con la maiuscola o senza. Si sta male comunque e qualche volta si muore. Giancarlo Buonofiglio.